In rilievo: a cura de "Il Pensiero Scientifico Editore"
20/03/2008Guidare le linee-guidaFederico Romagnoli su "Linee-guida per la pratica clinica. Metodologia per l'implementazione",
di Luciana Ballini e Alessandro Liberati.
Recensione pubblicata su Bollettino SIFO, gennaio-febbraio 2005
(concesso da IL PENSIERO SCIENTIFICO EDITORE)

Negli ultimi anni la ricerca in campo medico e biologico ha prodotto una tale quantità di nuove conoscenze che è diventato difficile per il medico prendere decisioni cliniche fondate sulle prove scientifiche disponibili, a meno che egli non operi in un ambito molto ristretto o specialistico. Per ovviare a queste difficoltà, che i tradizionali manuali di medicina non possono affrontare per i tempi tecnici che ne caratterizzano la redazione e la pubblicazione, sono stati messi a punto nuovi strumenti di diffusione delle conoscenze e di aiuto alle decisioni nella pratica medica, come le revisioni sistematiche, le metanalisi, le rassegne di letteratura, ecc. A partire dagli anni ottanta, per rispondere a queste esigenze di trasferimento delle conoscenze prodotte dalla ricerca biomedica, si sono sviluppate le cosiddette "linee-guida", allo scopo di produrre raccomandazioni utili ad orientare la pratica clinica. In molti casi le linee-guida possono anche aiutare le strutture e gli operatori sanitari a razionalizzare l'uso delle risorse, migliorando nel contempo la qualità degli esiti clinici. Secondo una definizione autorevole, le linee-guida sono "raccomandazioni di comportamento clinico, elaborate mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni di esperti, con lo scopo di aiutare i medici ed i pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni cliniche". Le linee-guida nascono, quindi, per rispondere a un obiettivo fondamentale: assicurare il massimo grado di appropriatezza degli interventi, riducendo al minimo quella parte di variabilità nelle decisioni cliniche che è legata alla carenza di conoscenze ed alla soggettività nella definizione delle strategie assistenziali.
(.............)
Articolo integrale
Vai all'archivio