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In rilievo: a cura de "Il Pensiero Scientifico Editore"



26/02/2008
A scuola di narrazione evidence-based

Intervista a Michele Gangemi, Pediatra di famiglia, Presidente dell’Associazione Culturale Pediatri

(concesso da IL PENSIERO SCIENTIFICO EDITORE)

Come è nata l’idea del libro?

È nata dalle "storie" raccolte nel corso degli anni nella rubrica "Narrative medicine" dei Quaderni ACP , in cui si è cercato di mettere insieme la medicina narrativa con la evidence-based medicine (EBM), partendo dalle esperienze sul campo dei pediatri. Abbiamo così deciso di riordinare in un volume le storie narrate, completate da un cappello e una chiusa,  per arrivare a una sorta di bilancio dell’operazione sperimentale cresciuta all’interno della redazione dei Quaderni ACP. Va ricordato l’importanza di queste pubblicazioni, che non hanno uguali in ambito pediatrico nazionale e, da quanto da noi constatato,  nemmeno in quello estero.

Si tende a contrapporre la medicine narrative  alla EBM. Lei cosa ne pensa?

Non condividiamo questo tipo di visione manichea, perché riteniamo che questi due filoni debbano essere integrati nella pratica medica. L’EBM rappresenta lo strumento metodologicamente migliore per trasferire nella pratica clinica i risultati della ricerca e per trovare il meglio della efficacia clinica in letteratura, ma si dimostra insufficiente nella fase di trasferimento delle evidenze. Passaggio, quest’ultimo, che non può prescindere dalla malattia vissuta dal singolo paziente, cioè dalla sua storia. La medicina narrativa saldata con la EBM permette sostanzialmente di dare un "colore" alla migliore soluzione trovata in letteratura per quel paziente.

Che ne sarebbe della EBM senza la narrazione? E viceversa?

Da sola l’EBM rischia di essere troppo statistico-epidemiologica e la narrative medicine di essere troppo incentrata su pratiche psicolanalitiche. La EBM è indispensabile quando il medico imposta un quesito per cercare le migliori prove a disposizione. La narrazione diventa fondamentale per impostare il quesito sulla base non solo della malattia in generale ma anche del vissuto. La loro fusione è dunque indispensabile.

Tra EBM e narrative medicine si può instaurare una simbiosi?

Attraverso la narrazione il medico cerca di vedere la malattia con gli occhi del paziente e di tracciare il vero vissuto della malattia,  poi applica la metodica di ricerca in letteratura delle migliori prove di efficacia e quindi ritorna nuovamente al paziente per raggiungere insieme un punto di accordo su quella che è la migliore soluzione praticabile e condivisibile nella realtà e nel contesto del paziente. È fondamentale dunque integrare i dati scientifici con le informazioni raccolte dalle storie della mamma e del bambino.

(...............)

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