In rilievo: a cura de "Il Pensiero Scientifico Editore"
23/01/2008Ogni uomo è un raccontoIntervista a Giorgio Bert, direttore del dipartimento Comunicazione Counselling Salute - Istituto Change, autore di "Medicina narrativa. Storie e parole nella relazione di cura"
(concesso da IL PENSIERO SCIENTIFICO EDITORE)
Professore Bert, domanda preliminare: una definizione essenziale di medicina narrativa.
La medicina narrativa è un insieme di competenze comunicative di elevata qualità che vanno acquisite con una specifica formazione e contribuiscono a strutturare nel medico un atteggiamento mentale atto a facilitare da parte del paziente l’espressione della sua esperienza di malattia, favorendo così la costruzione di una relazione terapeutica efficace. Questa crea a sua volta un contesto di cooperazione che aumenta il benessere sia del malato sia, cosa importante, del medico.
Perché e come la medicina narrativa deve convivere con la medicina basata sulle evidenze?
Col termine malattia si indicano due cose abbastanza diverse: un processo biologico specifico ben definito, quello, per intenderci, dei libri di testo; e l’esperienza che di essa hanno il malato e i suoi familiari. L’EBM è al momento lo strumento migliore per trattare la patologia intesa come processo biologico; gli aspetti psicosociali richiedono l’uso di altre tecniche non meno importanti, basate sulle medical humanities, quali il counselling e, appunto, la medicina narrativa. Esse completano e integrano l’EBM e non sono ad essa in alcun modo alternative: un buon medico deve possedere entrambi questi strumenti.
La medicina basata sulle evidenze sottolinea, dunque, nel rapporto medico-paziente, una rivalutazione del confronto dialogico, dell’ascolto, dell’empatia: condizioni – tutte – tanto celebrate ed auspicate quanto, altrettanto spesso, tuttora latitanti. E ciò, nonostante che"The illness narrative" del Kleinman, sia apparso ben 19 anni or sono! Perché?
È una latitanza tipicamente italiana: in altre nazioni le medical humanities fanno da tempo parte del curriculum formativo del medico. Kleinman è un antropologo, e di antropologia nelle Facoltà mediche si parla poco o niente, come del resto di filosofia, di etica, di counselling, di narrazione, di tecniche del colloquio, di relazione medico paziente. Non so perché… Che sia una reazione all’atteggiamento antiscientifico che per anni ha dominato nella scuola secondaria superiore?
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Intervista integrale
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