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In rilievo: a cura de "Il Pensiero Scientifico Editore"



31/03/2010
Al mercato del congresso

(tratto da Il Pensiero Scientifico Editore)

Troppi congressi? Sì, forse, … dipende. Sì, dipende dalle finalità che dovrebbero trasparire dai palinsesti e dai contenuti dei programmi. Ma questo, purtroppo, non avviene spesso. Stiamo riferendoci, per esempio, ai congressi annuali delle associazioni o società scientifiche che operano nel campo della salute, non ai congressi “specchietto per le allodole” o turistici o me too che ancora pullulano e contribuiscono alla definizione del profilo scientifico (ed etico) italiano. È, infatti, difficile se non impossibile comprendere dal programma, ma anche partecipandovi, il razionale di molti congressi: quale disegno e strategia, informativi ed educativi, sono dietro la vetrina. Come dice il messaggio sulle pagine del sito OMCeO di Udine1 a firma di Tiziano Testori.
Quindi, un congresso dovrebbe differenziarsi da un altro, non fosse altro perché i partecipanti (i soci) sono diversi, i bisogni diversi, le ragioni societarie e associative diverse. Invece tutti i congressi si assomigliano sempre più. I relatori, sempre più trasversali tra discipline e tipi di convegni (locali, regionali, straordinari, ecc.), sembrano siano stati estratti da un “Registro nazionale dei relatori” se si considera, per alcuni di questi, il numero di interventi, relazioni e presenze sparse per l’Italia nel corso di un anno: veri animali congressuali. Ovviamente i contributi sono tutti pressoché identici, bi o tri tematici certo, per non annoiarsi. Spesso, ma non sempre, gran parte del materiale è una fonte “quaternaria” di informazione.
I congressi scientifici sono sempre più un’attività imprenditoriale, con specifiche (quando non proprie) “agenzie” o “aziende italiane nel settore dell’organizzazione di congressi medici, scientifici e farmaceutici” e, quindi, nel contesto del mercato e delle sue regole andrebbero, forse, collocati e valutati. Fenomeno solo italiano? No, certamente. Ma molto più ipertrofico che altrove. Perché “sregolato”, incontrollato,… “non codificato”. I rari codici di comportamento etico che alcune società e associazioni hanno adottato sono spesso generici, eludibili e fondamentalmente rivolti al comportamento del singolo e non alla collettività dei soci o associati. Neppure gli statuti affrontano in dettaglio la questione. L’attività congressuale 2009 si è conclusa con 2 congressi di grandi società nazionali in spazi fieristici di 2 città del nord d’Italia. In entrambi i casi per accedere alle sale delle conferenze bisognava attraversare gli spazi degli espositori senza alcuna alternativa.

(...)

L'editoriale (PDF: 114 Kb)


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